Interviste

Intervista Pennisi

INTERVISTE A VETERINARI

Colleghi,

Con ritardo sulla tabella di marcia prefissataci intendiamo continuare la serie di interviste a colleghi iscritti al nostro Ordine; dopo il decano dott. Francesco Oppedisano coinvolgiamo la Prof. Maria Grazia Pennisi, professore ordinario presso il Dipartimento di Sanità Pubblica Veterinaria dell’Università degli Studi di Messina, prima iscritta donna nell’Albo dell’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Reggio Calabria.

Con lei, come con gli altri docenti universitari nostri iscritti, esploreremo  un altro affascinante settore della medicina veterinaria, quello  dell’Università, degli artefici formativi di quelli che saranno i colleghi  del domani e quindi  coloro che, nel bene e nel male, hanno la ponderosa responsabilità di immettere in un  mercato non facile il professionista veterinario.

                                                                                                  Il Presidente

                                                                                       Dott. Rocco Salvatore Racco

 

 

   

Prof.ssa Pennisi perché hai deciso di iscriverti in Medicina Veterinaria?

E’ stata una scelta di tipo emotivo, sulla spinta di una passione per gli animali comune a molti ragazzi che si iscrivono in veterinaria.

Come sono stati gli anni dell’Università?

Molto belli. Io sono cresciuta a Milano e ho fatto lì la maggior parte dei miei studi universitari. Passavo la giornata in facoltà e condividevo con un gruppo di compagni, anche stranieri,  tutti i momenti belli o difficili. Alcuni ho continuato a vederli saltuariamente anche se vivono a Milano o all’estero e quest’anno sono riuscita poi a organizzare un incontro con alcuni di loro che è stato bellissimo.

Quando ti sei laureata?

Il 27 settembre 1979

Quando ti sei iscritta all’Ordine?

08/12/1979

Ricordi come è stato il tuo primo giorno di lavoro?

Lo ricordo benissimo perché è stata una sostituzione al macello di Reggio: potete immaginare la mia ansia! Ma ho trovato personale in gamba e soprattutto pronto ad aiutarmi.

Quale è stata nel tempo la tua attività professionale?

Borsista IZS di Portici, assegnista del CNR, ricercatore universitario, professore associato e infine professore ordinario

 

Ti  sei  realizzata?

Si, pienamente. A parte l’attività clinica e la didattica, il lavoro all’università mi offre la possibilità di fare ricerca in campo clinico e in quest’ambito di avere collaborazioni internazionali molto stimolanti

 

Come sono i rapporti con i  colleghi?

Vorrei averne di più. Con quelli con cui collaboro sono ottimi ma mi piacerebbe avere più occasioni di incontro con i colleghi. Il problema è sempre il poco tempo a disposizione.



Come sono i rapporti con il Tuo Ordine?

Ottimi. La comunicazione per via telematica ora rende tutto più facile e ci fa sentire più vicini.

Hai un aneddoto professionale particolarmente interessante e/o divertente che vuoi raccontare?

Sono molto grata ad alcuni ex-allievi che mi hanno detto, alcuni anni dopo la laurea, che sono stata per loro un modello e soprattutto che li ho aiutati nella loro formazione. Uno di loro mi ha detto una volta che sono stata per lui  “la fatina dai capelli turchini”. Mi ha davvero commosso e mi ha fatto sentire  realizzata come docente. In ogni caso lui non era un “Pinocchio” e ha fatto una bella carriera in Spagna e negli USA.

Come hai fatto a conciliare il tempo da dedicare al lavoro con il tempo da dedicare alla famiglia?

Con tanti sacrifici e sensi di colpa nei confronti di mio figlio nonostante l’aiuto dei miei genitori.



Cosa ti senti di consigliare a chi vorrebbe cominciare la tua professione?

Di farlo se sente dentro una grande passione: lo studio e il lavoro richiedono grande impegno e fatica e non sempre ci ripagano con le adeguate soddisfazioni. Se però facciamo un lavoro che ci piace ci divertiamo anche mentre lavoriamo e questa è una delle più grandi fortune che si possano avere.

 

Hai qualche rimorso o rimpianto per il tuo passato?

No, ma se non fossi diventata mamma subito dopo la laurea avrei fatto un periodo di formazione all’estero.

 

 

Interviste a colleghi

Colleghi,

Con l’intento di ravvivare il nostro sito web e contemporaneamente pubblicare testimonianze di vita professionale, è intenzione di questo consiglio  portare avanti una serie di interviste a colleghi iscritti al nostro Albo.

Pensiamo di dare una cadenza mensile coinvolgendo  tutti i settori della categoria. Abbiamo inteso seguire l’esempio meritorio dell’Ordine dei Veterinari della Valle d’Aosta; entriamo affettuosamente nel privato del collega di turno per evidenziare aspetti che dal  personale  portano a far emergere quanto sia complessa,  varia e come si trasforma nel tempo  la professione del medico veterinario.

Il ruolo di “apripista” non poteva che toccare al dott. Francesco Oppedisano, decano dell’Ordine di Reggio Calabria, memoria storica della veterinaria calabrese e reggina in particolare. Sessantadue anni di iscrizione all’Albo, Presidente dell’Ordine  per un ventennio, nel Comitato Centrale della FNOVI per diversi trienni, ha percorso tutti i settori della professione dall’attività libero professionale, alla condotta veterinaria, alla Dirigenza del Servizio Veterinario dell’Azienda Sanitaria, dalla memoria fresca assimilabile  a quella di un neo laureato grazie alla quale  – benevolmente – prova gusto a mettermi in difficoltà.

Trattandosi di colloquio tra colleghi verrà usato il “tu” confidenziale    


Il presidente
Dott. Rocco Salvatore Racco


 

Dott. Oppedisano perché hai deciso di iscriverti in Medicina Veterinaria?

Eravamo nel 1945 e nel secondo anno dal ripristino degli esami di maturità classica che ho conseguito con piena sufficienza e soddisfazione. In quel periodo non era facile ottenere il sei se si tiene presente, oltretutto, che in italiano bisognava superare la prova scritta per l’ammissione al relativo esame orale ed io, pur privilegiando gli studi classici, mi sentivo poi maggiormente attratto dalle materie scientifiche dove avevo riportato soltanto un sette in scienze naturali  ed in storia.

Come sono stati gli anni dell’Università?

Sono stati meravigliosi. Trascorsi i primi anni dopo una guerra che aveva prodotto dovunque distruzioni, grandi lutti, tanta tristezza e povertà, i giovani erano convinti che bisognava, ciascuno per la propria parte, ricostruire tutto e con questi propositi erano pronti con entusiasmo ad ogni sacrificio, fiduciosi di poter creare un nuovo mondo migliore per tutti. E, così, è poi avvenuto in tempi non lunghi.

Quando ti sei laureato?

Il 19 novembre 1949, nella sessione autunnale, all’età di 22 anni.

Quando ti sei iscritto all’Ordine?

Il 19 gennaio 1950.

Ricordi come è stato il tuo primo giorno di lavoro?

Mi ricordo come se fosse oggi: ho iniziato con l’estrazione della placenta in una bovina.

Quale è stata la tua attività professionale?

L’attività di veterinario condotto e dal 1981 di dipendente del Servizio Sanitario Nazionale conseguendo, per concorso regionale per titoli, la qualifica di veterinario dirigente e dopo la nomina a Responsabile del servizio veterinario dell’ASL.


Ti  sei  sentito realizzato nella tua attività professionale?

Si, pienamente.

Come sono i rapporti con i  colleghi?

Ottimi. 

Come sono i rapporti con il Tuo Ordine?

Ottimi

Hai un aneddoto professionale particolarmente interessante e/o divertente che vuoi raccontare?

A questa domanda mi viene in mente quanto ebbe a dire, sull’importanza dell’esercizio professionale,  il Collega dott. Stefano Musolino il 13.6.1951 nel discorso di chiusura del Corso di aggiornamento pratico professionale per i veterinari della provincia di Reggio Calabria che di seguito riporto:

“Abbiamo anche noi i nostri campi maledetti, che non sono soltanto dei francesi, abbiamo l’Aspromonte dove purtroppo era stata coniata l’espressione che rendeva questa situazione. Si era venuti a dire qualche volta questa espressione tremenda riferentesi ad un pastore:

Il gregge non c’era più è sceso col solo bastone

Ebbene su questi campi maledetti , dove il pastore era rimasto solo col bastone, i greggi sono tornati a vivere rigogliosamente e danno i loro prodotti per l’Economia e il bene comune del Mezzogiorno.”

A completamento della premessa citazione ritengo doveroso precisare che le energiche azioni di profilassi veterinaria, quali specialmente le vaccinazioni obbligatorie degli animali contro il carbonchio ematico, disposte ogni anno per un lungo periodo di tempo, hanno debellato questa malattia confermando così definitivamente, l’asserto del dott. Musolino pronunziato nel lontano 1951, proprio quando prestavo servizio, in qualità di veterinario interino in un consorzio veterinario sito in pieno Aspromonte.


Come hai fatto a conciliare il tempo da dedicare al lavoro con il tempo da dedicare alla famiglia?

Con l’aiuto di mia moglie che con grande energia e abnegazione  ha provveduto all’andamento della famiglia costituita da tre figli e, per quanto le è stato possibile, ad assistermi nello svolgimento della professione.

Cosa ti senti di consigliare a chi vorrebbe cominciare la tua professione?

Di essere convinto e deciso di sentirsi particolarmente portato a intraprendere gli studi in medicina veterinaria e successivamente a svolgere la professione di veterinario.

Hai qualche rimorso o rimpianto per il tuo passato?

Nel periodo (venti anni) in cui ho avuto l’onore ed il privilegio di essere Presidente dell’Ordine sono certo di avere agito con serenità e passione, validamente coadiuvato dai componenti del Consiglio Direttivo e del Collegio dei Revisori dei Conti che ora ringrazio uno per uno di tutto cuore, col solo rimpianto  di non aver potuto o saputo risolvere tutti i problemi dell’Ordine anche se era cosa impossibile o, comunque non facile.

Lascio agli altri il giudizio sul mio operato.

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