Randagismo

Data pubblicazione

Il seguente articolo proposto dal Consiglio dell’Ordine, riunito in seduta straordinaria per discutere fatti spiacevoli che hanno visto – suo malgrado -  protagonista una collega per azioni inerenti lo svolgimento della professione , è stato pubblicato dalla stampa locale e di categoria.

 

Continua l’aggressione della categoria dei medici veterinari liberi professionisti da parte di singoli utenti che si professano animalisti. In questi giorni l’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Reggio Calabria è stato informato da un iscritto sulle vessazioni subite tramite social network e telefonia;  la professionista, che ha provveduto a sporgere denuncia all’Autorità Giudiziaria, viene criminalizzata, ingiuriata, messa alla gogna mediatica, per non aver preso in carico un randagio dopo che una sua assistente aveva accertato che l’animale  non necessitava  cure immediate, come peraltro  visibile dalla foto pubblicata dal richiedente.

Se queste vicissitudini si presentano ormai con una certa regolarità le Istituzioni non possono assistervi inermi lasciando nella totale solitudine il veterinario; questi non è nelle condizioni - ne è suo compito - risolvere il problema annoso del randagismo che nella nostra provincia assume toni drammatici per la mancanza di canili sanitari e l’insufficienza di quelli rifugio. Normative Nazionali e Regionali regolamentano la gestione dell’anagrafe e del randagismo degli animali d’affezione, purtroppo, con insufficiente applicazione pratica.

Il Consiglio dell’Ordine dei Veterinari, sempre disponibile a collaborare con le Istituzioni che lo richiedono,  individua una serie di carenze che di fatto impediscono il contenimento del fenomeno ed, in particolare, valuta che la gestione del randagismo deve essere affidata ad un solo Ente, Comune singolo o associato, Azienda Sanitaria Provinciale, Provincia, ecc.; per la stessa gestione devono essere previste risorse idonee, volte alla custodia degli animali (canili sanitari e canili rifugio), sale chirurgiche per la loro sterilizzazione e per gli interventi di necessità, mezzi per il trasporto degli animali catturati  e relative attrezzature, personale sanitario e tecnico, ausili informatici per la parte burocratica.

Sono interventi da pianificare a breve, medio e lungo termine provvedendo, nel contempo, a stipulare convenzioni con il privato per tutte le condizioni applicative sopra dette compresa la parte medico veterinaria, le cui  strutture diffuse capillarmente sul territorio provinciale potrebbero offrire la necessaria assistenza a tale debole popolazione animale.

A coloro che continuano a individuare le strutture veterinarie private o il singolo medico veterinario quale professionista “dell’accoglienza e della beneficenza” l’assise veterinaria grida NO. Coloro che li vogliono praticare lo fanno per scelta autonoma e non per imposizione, sempre nel rispetto del codice deontologico della categoria e delle Leggi vigenti.

Queste stesse persone sappiano che l’Ordine dei Veterinari non tollererà simili aggressioni e si costituirà parte civile in tutte quelle vertenze che vedono coinvolti medici veterinari offesi, oltraggiati e denigrati. Lo stesso non sarà tenero, in termini disciplinari,  nemmeno con quei colleghi che non rispettando la deontologia professionale disonorano la categoria cui appartengono.

                                                                                Il Presidente

                                                                     Dott. Rocco Salvatore Racco

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